postheadericon Bollettino. 6

Una risposta a Flores D’Arcais

di Luigi Capozza

 

L’ “inattuale” Nietzsche aveva già annunciato la fine di ogni istanza etica e la “morte di Dio”, ma senza saper inventare lui stesso “l’uomo-nuovo” (il super uomo). Ed è dall’Illuminismo (e ancor prima: diciamo dall’inizio dell’era gnoseologica, da quando si è voluto fare i conti con l’ontologico) che è un lento ma inesorabile precipitare (il secolo XX ha accelerato i tempi) verso “l’abisso del Nulla”. “La terra interamente illuminata – scrivono Horkheimer e Adorno a proposito dell’Illuminismo – splende all’insegna di trionfale sventura”. Né vale il pesante (in ogni senso: linguistico-espressivo e filosofico) tentativo di Flores d’Arcais di costruire sulle ceneri sterili di un pensiero (pensieri) un tempo intelligente. Non c’è pensiero e il super-uomo è impossibile. Sterile l’Ermeneutica, sterile il Pensiero-debole. Qui Nietzsche aveva in un certo senso ragione: si costruisce un “eterno ritorno”, ma senza neanche più lo spirito dionisiaco, né tantomeno quello apollineo. Tutto è corpo e laico (?) dogmatismo: solitudine feroce dell’apparire, senza essere. L’Occidente, avendo ridotto se stesso a merce, s’incarta sulla merce e la mercificazione. L’Occidente sta mettendo sotto processo la sua stessa libertà.

Il nostro Flores, da buon vetero materialista, mette a disposizione di cotanto mercificare la sua imbrogliata conoscenza della storia della filosofia (e della pseudo biologia evoluzionistica di un, poniamo, Telmo Piovani), pretendendo di fondare (addirittura!) un esistenzialismo materialista. E che c’è di meglio della “materia” per fornire giustificazione ad una vita ridotta a merce, cioè ad un’arcaica preominide concezione del soddisfare la pancia, ovvero di comprare merce per soddisfare istinti e fame? Spacciando per libertà ciò che per l’economia attuale è solo potere e denaro.

A questo punto, mi parrebbe di aver chiuso il discorso. Ma non voglio deludere me stesso sull’aver più o meno compreso cotanto pensiero, e quindi passo a vedere brevemente alcuni punti del ragionamento floresiano. Egli sostiene, in buona sostanza, che l’uomo non è altro che la scimmia deontica (nata) per caso; quindi se non è ontica (essere), ma de-ontica, essa è costretta a dover-essere per … essere qualcosa. Insomma: il cane che si morde la coda. Il dover-essere, si sa, e inesauribile (devo, sempre, dover-essere se non voglio divenire, contraddicendomi, essere) e dà la sensazione della più vertiginosa libertà. Però qualcosa, sia pure di volta in volta, devo pur essere, altrimenti sarei il nulla. Di nuovo il cane che si morde la coda, facendo ballare bellamente ontico e deontico. Ma il bello deve ancora venire. Il Nostro però, imperturbabilmente, sostiene che l’essere è il silenzio-delle-cose, la meccanica dell’essere che non sa di essere e quindi vive di istinti, a cui il dove-essere, la scimmia deontica, dà il significato di essere. Dunque l’essere, poiché è silenzioso (di lui non possiamo ascoltare niente e perciò non possiamo dire nulla di ciò che è) gorgianamente “non esiste”, se non in questo nuova qualificazione di essere che il dover-essere gli dà. Come fa il dover-essere, se non nella fantasia malata del d’Arcais, a qualificare l’essere, dio solo lo sa, essendo prima silenzioso (da dove prende la “voce”?). Ma non basta: se la scimmia è deontica, e per caso, vuol dire che un tempo è stata ontica per quanto silenziosa, è dovuta cioè esistere. E come fa, allora, l’ontico a creare per caso, e per giunta essendo solo istintuale, ripetitivo e circolare? Qui siamo alla banalizzazione umoristica di Fichte? Se in quest’ultimo la produzione inconscia aveva un senso perché lo Spirito è comunque autofondante e perciò libero, come fa la materia floresiana, istintuale ripetitiva silenziosa circolare, non autofondante, a produrre per caso e nientepopodimenoché il dover-essere, cioè il massimo della libertà?

Non contento di tante aporie, e le chiamiamo così e non fesserie per carità di patria, il buon Flores, per giustificare una qualche forma di vita (essere) che il dover-essere per non essere nulla deve avere, s’inventa il nomos, cioè la norma, la legge, ovvero quell’atto, che una volta scelto, diventa prescrittivo, obbligante. Quest’atto può essere qualsiasi atto, purché funzioni (ci par di capire che debba funzionare alla sopravvivenza della scimmia-deontica, ma non può sfuggire la giustificazione filosofica, a questo punto, della società-merce attuale, che è, appunto, funzionale, e all’economico). Ma come può funzionare se il dover-essere rischia continuamente di affacciarsi sull’abisso del nulla, cioè di essere disobbediente alla norma? Qui il circolo materialistico-dittatoriale, l’ispirazione di fondo irrivelata lenin-stalinista del d’Arcais si disvela: la norma non diventa più prescrittiva, ma obbligante, non confutabile in definitiva, poiché deve essere una, con l’annessa organizzazione statale (o statuale?) che la deve far rispettare.

Come tutte queste cose possano nascere, e per caso, dall’essere silenzioso, istintuale, immobile nella sua ripetitiva circolarità, che bisogna pur ammettere perché si possa definire deontico qualcos’altro, resta come si diceva un mistero glorioso.

Certo, Flores se la cava dicendo che, tutto sommato, siamo noi (lui, faccia il piacere!) scimmie uomini-per caso a qualificare di essere il silenzio-delle-cose. Ma in questo caso, a voler prendere per buona una simile panzana, dovremmo ammettere hegelianamente che l’uomo è Dio, poiché si autofonda e dà nome alle cose, nella dimensione della nottola di Minerva, però, inconsciamente, ovvero guardando indietro e “scoprendo se stesso”, come direbbe Novalis.

È una posizione sostenibile, oltretutto con l’ostentato materialismo del Nostro? Pitagora ci ha insegnato che le cose parlano (“concento di stelle”) e la scienza ci dice che cambiano, anch’esse sono dotate di vita e diventano – altro che essere silenziose e circolarmente immobili! –. Kierkegaard, ma già Aristotele, ci ha lasciato in eredità che, Spirito o Materia che sia, la prima vera categoria è l’esistente, se veramente poi si vuole costruire un esistenzialismo.

Poniamo a Flores l’ultima domanda, se è materia, la materia è sempre esistita, e se è sempre esistita, la materia è quindi Dio, o, insomma, forza creatrice preesistente, o l’uomo è Dio, ma se è Dio perché avrebbe bisogno di dover-essere?

L’uomo dice la Bibbia è stato creato libero, poiché immagine e somiglianza di Dio, ma non Dio, Essere, bensì partecipe dell’Essere. Come tale deve liberamente dover-essere, ossia partecipare e ritornare a Dio. È questa la vera libertà dello spirito, che solo lo spirituale può dare e non la materia e il “materiale”. Come del resto lo stesso d’Arcais è costretto ad ammettere nel momento in cui vuol far uscire la scimmia ontica nel mare aperto del deontico. Lui stesso si rende conto che nella materia bruta non v’è libertà. Solo che per la sua visione l’unica libertà possibile è il caso, che deve dominare, a cui dare una qualche parvenza di razionalità non casuale, con la dittatura dell’etico, del nomos obbligante. Bella prospettiva davvero!

 

PER SANTA SEVERINA

 

Nel corso dell'evoluzione delle società quali gruppi umani organizzati ed aventi a scopo l'ordinato ed unitario svolgimento della vita dei singoli, molta parte dei processi formativi è stata svolta dagli usi e costumi condivisi dai singoli membri partecipanti all'unità del gruppo. Il mutare degli eventi storici, che ha visto la più svariata fenomenologia delle forme sociopolitiche, economiche, culturali, religiose -tutte epifenomenologicamente volute da un' intelligenza "matematicamente" direttiva e regolatrice, finalizzante la sua azione ad un scopo determinato introiettante e proiettante la legge universale di causa ed effetto, le culture e le civiltà si sono appalesate con la caratteristica costante della reductio ad unum delle esperienze e credenze dei vari gruppi o delle miriadi singolarità: una armonizzazione per syn-pathos della infinita serie di individualità, organicamente costituite in corpus socialis totius linguae (cioè di tutte le espressività animiche e materiali, ben comprese dagli antichi sapienti, dietro la mera apparenza di superficiali differenziazioni, ma affratellate nelle profondità più interiore dell'essere incomprensibile ai volghi).

L' Universitas Sanctae Severinae, si pose all'attenzione del mondo noto sin dal proprio sorgere 1000 anni or sono. L'urbe santaseverinese è sempre stata, da allora, faro di civiltà (uno dei tanti) italiana per l'Europa (il che vale: per tutto il mondo occidentale). Inutile scrivere di quali e cotanti eventi la Città si è resa protagonista, arricchendo così la cultura dei singoli e dei popoli come quella degli individui. Soverchio, del pari, ricordare l'importanza della cultura curata e partorita da questa nobile città, e la rilevanza che ha avuta, con le sue tradizioni, le sue origini, la sua storia, nei processi educativi e formativi delle nostre comunità: una realtà storica e metastorica, quella di Santa Severina, in cui si sono fuse armonicamente il mondo greco-bizantino e quello latino (e non intendo certo alludere al mero fatto religioso!). Tutta la nobilta' di questa tradizione che viene da molto lontano, fu ravvivata-riprendendo fra l'altro il lascito della pubblicazione originaria del primo novecento- dai Quaderni Siberenensi e dal Premio Siberene, del quale l’ultima edizione –celebrata nel 2010- ha premiato (su nostro personale suggerimento) un celebre scienziato fisico-nucleare, romano d’origine ma calabrese d’adozione, capo-progetto del CERN: il Professor Susinno . I Quaderni ed il Premio sono due magnifiche realta', due eventi all'attenzione dell'intera cultura italiana ed europea, di cui-da qualche anno nonsi riesce piu' ad assicurare l'esistenza.

Delle cause di questa triste situazione, per il mondo della cultura e per la tradizione tutta (non solo di Santa Severina), si dovra' (si deve) discutere nelle sedi appropriate. Ciò che preme rilevare è il danno che si perpetra nei confronti della comunità intellettuale della Città, d'Italia, d'Europa (non pochi intellettuali stranieri hanno risieduto e risiedono in Santa Severina), con la mancata pubblicazione dei Quaderni e l'assenza del Premio. Non ci si trinceri dietro la realtà della crisi economica che ha tagliato drasticamente i fondi alle manifestazioni culturali. Se si coinvolge l'intera popolazione della città e del circondario, siamo certi che si troverà più di una sensibilità disposta ad elargire il proprio obolo perché la cultura partorita da Siberene viva e continui a diffondere fra le genti la propria Luce: alere flammam et lucem afferre. Santa Severina e la sua nobile tradizione, patrimonio del mondo intero, non possono morire per...mancanza di denaro! I Quaderni ed il Premio non sono un esercizio di mera pubblicità per il potere politico del momento, quale esso sia: queste due realtà rappresentano l'unità delle intelligenze oltre i particolarismi, ed assolvono ad una funzione educativa, formativa, informativa inalienabile, irrinunciabile. Nel momento storico in cui viviamo, nella ormai accettata normalità dell’anormalità patologica sociale, in cui –come da giusta teoria del Bauman tutto è liquido- la cultura ha subito una radicale, profondissima mutazione: Addio alle ricerche nelle librerie, negli archivi polverosi d’un tempo, addio agli studi notturni o nel grigiore dell’alba, scrivendo ed annotando minuziosamente a mano, addio alle candele accese con le tremule fiammelle che nella mezza luce rafforzavano la memoria e l’amore per lo studio e le creazioni della Mente. Oggi, si pretende di far cultura in quel che fu sempre considerato un non lieu, che diventa sempre più notre lieu: il supermercato, l’aeroporto, la stazione della metro, l’albergo di lusso, espongono più o meno in copia o contraffatti, pezzi museali, mummie, resti di vasi canopici, resti di insediamenti; o, addirittura ricostruiscono intere ambientazioni, col personale in costume, tombe faraoniche etc. Tutto ciò è fruito liquidamente dal viaggiatore di commercio, dal pendolare, dallo pseudo studente di oggi, nel mentre si beve un caffè al volo e si corre per salire sul primo mezzo di trasporto: nessuno ferma più lo sguardo, nessuno si domanda se il pezzo che osserva distrattamente sia originale o in copia, se la copia è un’estensione dell’originale oppure una violazione del diritto d’autore. Persino la morte è fruita turisticamente: nei musei si passa con notevole sine cura accanto a mummie, a ricostruite scene di omicidii mitologici e non, con la voce stereotipa della Guida che attende solo il momento della mancia, dopo avere pedissequamente snocciolato al “turista per caso” il contenuto di un pamphlet.

Una società dell’urbanesimo globale (parafrasando De Kerkhove) in cui più che le intelligenze (sempre élitarie, piaccia o no) in connessione, sta sviluppandosi una rete internetica quale comunità globale delle interrelazioni, all’interno della quale si sviluppa l’internet-pensiero di una massificazione di usi, linguaggi, costumi, piatti ed uguali per tutti, che ben poco ha ha che fare con la partecipazione garantita ai mezzi di informazione, quantopiuttosto si avvia a trasformarsi in una società collettivistica di neobolscevismo informatico (secondo quanto auspicato da Pierre Levy, ben contestato dal De Kerkhove). E d’altra parte vengono in mente le teorie di MacLuhan ed il suo mito di Narciso, per cui l’uomo- ormai- si riconosce più in una sostanza altra (es.: l’Acqua che ne riflette l’imago) che nella propria (l’unità fisico-mentale). Orbene, i Quaderni Siberenensi ed il Premio Siberene, hanno svolto –nel tempo- una funzione veicolare (quindi educativa e formativa) diffondendo e partecipando Conoscenza in larghi strati di popolazione, oltre i confini urbani, che altrimenti non vi avrebbero avuto accesso. Perché , dunque, decretare-di fatto- la morte di queste due vitali istituzioni? Le nostre comunità hanno bisogno di certezze solide rispetto all’incertezza liquida (nella politica sociale ed ambientale, culturale, religiosa, economica) che avvolge oggi il consorzio umano. All’antropocentrismo nummocratico occorre opporre l’unità delle Intelligenze pro salute populi. Si raccolga, dunque, il nostro appello; faccia, il potere politico, quale che sia, un coraggioso sforzo e non abbandoni nel dimenticatoio l’anima di Santa Severina, miracolosamente preservata nei Quaderni e nel Premio: la Bellezza non deve morire.

 

21.10.2012                                                                                                              Claudio PIRILLO

 

Nel dicembre 2012 ha avuto luogo il Premio Siberene che è stato assegnato al 1° Dirigente della Polizia di Stato, Dott. Renato Cortese.

 

IL MIO INCONTRO CON MAZZINI   di  Antonio Mario Giuseppe Tallarico

 

Avevo poco più di dieci anni quando conobbi Mazzini: furono la passione e la parola, illuminanti, del mio maestro nel descrivere l’incontro di Mazzini con gli esuli condannati  dopo il fallimento  dei Moti nel Regno di Sardegna, nel 1821, a rendere quell’uomo punto di riferimento per la mia formazione. Per un tempo assai lungo gli studiosi e gli storici hanno dimenticato la grandiosità della sua azione politica a sostegno della creazione della patria unita, facendo salire sul carro dei vincitori altri personaggi non meno meritevoli, ma non più importanti. La storiografia, in Italia, dalla fine dell’Ottocento  alla metà del Novecento, dimostra poca attenzione per i motivi più diversi:  la nascita di conservatorismo, marxismo, imperialismo, nazionalismo mette in ombra il sistema democratico-mazziniano. L’ideologo della Giovane Italia, della Giovane Europa e della Santa Alleanza dei popoli, oggi ritorna di una  attualità non pensabile alcuni anni or sono. Recenti avvenimenti ci inducono a riflettere sulla profetica azione del suo pensiero.

Nella Giovane Italia egli afferma che questa (Italia) <<è la fratellanza degli Italiani credenti in una legge di progresso e di dovere, i quali consacrano, uniti in associazione, il pensiero e l’azione al grande intento di restituire l’Italia in nazione di liberi ed eguali, una, indipendente, sovrana(...) A ciò si potrà arrivare con l’educazione e l’insurrezione. Questi due mezzi devono usarsi concordemente ed armonizzarsi. L’educazione cogli scritti, coll’esempio, colla parola, deve conchiudere sempre alla necessità e alla predicazione dell’insurrezione: l’insurrezione, quando potrà realizzarsi, dovrà farsi in modo che ne risulti un principio d’educazione nazionale.>>

Bisogna chiedersi,  se quanto auspicava Mazzini nel 1831 è oggi arrivato a conclusione: è l’Italia una nazione di liberi ed eguali? E’ una nazione UNA, indipendente, sovrana e, aggiungiamo, democratica? Egli, già allora, era convinto che tale condizione poteva concretizzarsi solo attraverso l’Alleanza Santa dei popoli in contrapposizione a quanto era avvenuto con l’alleanza tra sovrani a nocumento dei diritti del popolo. Nasce così, tra il 1834 ed il 1835, l’idea che <<la Giovine Germania, la Giovine Polonia e la Giovine Italia, associazioni repubblicane tendenti ad un fine identico che abbraccia l’umanità sotto l’impero d’una stessa fede di libertà, d’uguaglianza e di Progresso, stringono fratellanza, ora e per sempre per tutto ciò che riguarda il fine generale (…). La lega di offesa e di difesa, solidarietà dei popoli che si riconoscono, è statuita fra le tre associazioni. Tutte e tre lavorano concordemente ad emanciparsi. Ciascuna avrà diritto al soccorso dell’altra per ogni manifestazione solenne ed importante (…). La riunione delle congreghe nazionali i dei delegati costituirà la Congrega (parlamento) della Giovine Europa (…). Gli individui che compongono le tre associazioni sono fratelli. Ognuno di essi adempirà coll’altro ai doveri della fratellanza. Crediamo quindi nella Santa Alleanza dei Popoli, nella libertà e nell’eguaglianza dei popoli senza le quali non ha vita associazione vera; nella nazionalità, che è la coscienza dei popoli e che, assegnando ad essi la loro parte di lavoro nell’associazione, il loro ufficio nell’Umanità, costituisce la loro missione sulla terra, cioè l’individualità senza la quale non è possibile libertà ed eguaglianza; nella Santa Patria, culla della nazionalità, altare … per gli individui che compongono ciascun popolo.>> Per la prima volta nel pensiero politico si afferma il concetto di popolo non come massa amorfa da utilizzare per una qualsiasi causa senza la conoscenza e coscienza: il popolo non è disgiunto da Dio, ma ne è l’essenza come espressione di volontà benefica.

L’evoluzione del pensiero di Mazzini, a mio avviso, raggiunge l’apice quando si occupa di economia ed emancipazione sociale. Egli intuisce l’importanza del <<fatto economico>> degli interessi materiali; delle conquiste operate nella sfera industriale e dal lavoro che le favoriscono. Afferma, infatti, che lo sviluppo dell’economia nella società futura, apporterà sempre più uguaglianza: le  migliori condizioni di vita sono viste come <<fatto morale>> in se quanto determinate non da individualismo, non da egoismo brutale, non da una guerra permanente tra gli uomini chiamati ad essere fratelli. Tuttavia, la via dell’emancipazione sociale non è il comunismo: <<la proprietà d’ogni cosa che produce, terre-capitali-strumenti di lavoro non può essere concentrata nello Stato. Lo Stato che assegna la sua parte di lavoro a ciascuno; che assegna una retribuzione, secondo alcuni con assoluta eguaglianza; secondo altri, a seconda dei suoi bisogni. Questa, se mai fosse possibile, sarebbe vita da castori, non d’uomini: la libertà, la dignità, la coscienza dell’individuo spariscono in un rigido ordinamento di uomini simili a macchine produttrici.>>

L’avvenire è materiale e morale: <<guardatevi intorno>> -egli suggerisce- <<e ovunque trovate il capitale e il lavoro riunito nelle stesse mani; ovunque i frutti del lavoro sono ripartiti fra quanti lavorano in ragione dei loro benefizi all’opera collettiva, voi trovate diminuzione di miseria e a un tempo aumento di moralità.>> Il lavoro associato, il riparto dei frutti del lavoro tra i lavoranti in proporzione del lavoro compito e del valore del lavoro (meritocrazia e solidarietà): è questo il futuro sociale.

Vogliamo offrire queste piccole nostre riflessioni ai giovani e soprattutto a quelli che si accingono a sostenere il lavoro nobile ma difficile dell’azione politica.

AA. VV.  « Geografia dell’anima»- Casa della Cultura Leonida  Repaci 

di Francesco Le Pera

 

Il volume, sul quale fermeremo la nostra attenzione, è edito dagli Amici Casa della Cultura Leonida Repaci ed è dedicato alla Calabria dello scrittore con una serie di immagini meravigliose che illustrano tutta la nostra regione e in special modo i paesaggi in cui l’Autore ha vissuto la sua giovinezza e nei quali è sempre tornato dalle sue lunghe peregrinazioni in Italia e nel mondo, con la nostalgia e l’amore dell’emigrante.

Ogni immagine è commentata da un brano tratto dalle sue numerose opere. Il titolo del volume, Geografia dell’anima, è tratto da una espressione che si trova sia nel suo saggio su Francesco Cilea, sia in Taccuino segreto, ma penso che si debba considerare la chiave di lettura per chi voglia comprendere a pieno l’amore sconfinato di Repaci per la terra che gli ha dato i natali e per la gente del sud che ha sofferto e continua a soffrire la piaga dell’emigrazione quasi per una maledizione divina, fin dai tempi in cui il Padreterno la creò.

Tale concetto è espresso dalla presentazione-prefazione del Presidente dell’Associazione Antonio Minasi il quale, ponendo in evidenza il carattere singolare dell’opera dello scrittore di Palmi, enumera anche i motivi che hanno indotto gli Amici a presentare al mondo della cultura questo interessante contributo della critica e dell’arte “che mette a confronto le parole di Repaci – come egli afferma – con le immagini capaci di restituire le emozioni dello scrittore”

Ma il saggio della professoressa Maria Brancato, docente di geografia all’Università di Messina, contenuto nel volume e dal titolo La Calabria negli scritti di Leonida Repaci, chiarisce fino in fondo questo concetto e ci fornisce un modo nuovo di leggere l’Autore e di approfondire le straordinarie descrizioni dei paesaggi che costituiscono una parte essenziale della sua produzione letteraria.

Esiste una differenza tra la tradizionale conoscenza geografica e un settore di ricerca recente che, nella prospettiva umanistica della geografia, intende rivolgere la propria analisi ai complessi legami esistenti tra geografia e letteratura “per meglio capire le Terrae Incognitae - dice l’Autrice del saggio - esistenti nella mente dell’uomo”. E ancora. Mentre la geografia tradizionale aveva come obiettivo la conoscenza dei paesaggi in termini di spazi ( come monti, fiumi, laghi pianure ecc.), quella umanistica intende indagare nella letteratura per conoscere il comportamento, le sensazioni, le idee, i valori, in una parola la cultura dell’uomo di fronte alla natura.

Il concetto di spazio così concepito rappresenta soltanto un primo livello di conoscenza, al quale si aggiunge lo spazio vissuto, interiorizzato. La letteratura, quando riesce ad appropriarsi di questi elementi e delle esperienze vissute sul territorio, costituisce la memoria storica della territorialità di un popolo. Infatti, se riusciamo ad evitare le insidie che spesso si riscontrano in una visione troppo antropocentrica dello spazio, notiamo più facilmente come essa comunichi al lettore il senso del luogo, il suo radicamento, le radici culturali, il paesaggio interiore. Questa è – secondo l’Autrice del saggio – una chiave di lettura delle numerose opere di Repaci e soprattutto degli scritti sulla Calabria e la terra di Palmi, nei quali Egli, colloquiando intimamente con questi luoghi della memoria, li interiorizza e li trasmette al lettore nella consapevolezza che essi costituiscano il pregio incomparabile della Calabria, che spesso è matrigna verso i suoi figli.

Considerata la settorialità del tema, non è il caso – afferma la Professoressa – di esaminare tutta la produzione letteraria di Repaci, che abbraccia oltre mezzo secolo, dagli inizi del Novecento al boom economico degli anni Sessanta e oltre, fin quasi alla vigilia della morte.

Il suo saggio si prefigge anche lo scopo di esaminare l’opera di Repaci dal punto di vista geografico, per scoprire come l’Autore si ponga di fronte ai luoghi della terra in cui visse l’infanzia e perché Egli, come tanti altri scrittori, direi tutti gli altri, scelga un luogo reale e poi lo mascheri per impedire ai lettori di riconoscerlo.

In Repaci la descrizione della realtà è condizionata dalle esperienze personali vissute in quel determinato ambiente e in quella precisa circostanza.

E a questo punto il grande amore per la Calabria esplode in tutta la sua virilità in quanto al centro dei racconti e dei saggi c’è sempre questa terra colle sue bellezze naturali, i suoi abitanti, la sua storia, i poeti, gli scrittori, gli artisti, i filosofi, i musicisti, che l’hanno resa illustre nei secoli, nella visione di un popolo che, quando abbandona la pazienza o il ruolo di vittima, esplode in manifestazioni esasperate, ma di furore eroico.

Per concludere, leggete insieme con me alcuni pezzi tratti tutti da una sola opera, Quando fu il giorno della Calabria, nella quale la calabresità di Repaci è fin troppo evidente.

«Quando fu il giorno della Calabria Dio si trovò in pugno 15.000 Kmq di argilla verde con riflessi viola. Pensò che con quella creta si potesse modellare un paese di due milioni di abitanti al massimo. Era teso in un maschio vigore creativo il Signore, e promise a se stesso di fare un capolavoro. Si mise all’opera, e la Calabria uscì dalle sue mani più bella della California e delle Hawai, più bella della Costa Azzurra e degli arcipelaghi giapponesi.

Diede alla Sila il pino, all’Aspromonte l’ulivo, a Reggio il bergamotto, allo Stretto il pescespada, a Scilla le sirene, a Chianalea le palafitte, a Bagnara i pergolati, a Palmi il fico, alla Pietrosa la rondine marina, a Gioia l’olio, a Cirò il vino, a Rosarno l’arancio, a Nicotera il fico d’India, a Pizzo il tonno, a Vibo il fiore, a Tiriolo le belle donne, al Mesima la quercia, al Busento la tomba del re barbaro, all’Amendolea le cicale, al Crati l’acqua lunga, allo scoglio il lichene, alla roccia l’oleastro, alle montagne il canto del pastore errante da uno stazzo all’altro, al greppo la ginestra, alle piane la vigna, alle spiagge la solitudine, all’onda il riflesso del sole».

«Quando fu il giorno della Calabria Dio… assegnò Pitagora a Crotone, Orfeo pure a Crotone, Democede pure a Crotone, Alcmeone pure a Crotone, Aristeo pure a Crotone, Filolao pure a Crotone, Zeleuco a Locri, Ibico a Reggio, Clearco pure a Reggio, Cassiodoro a Squillace, San Nilo a Rossano, Gioacchino da Fiore a Celico, Fra Barlaam a Seminara, San Francesco a Paola, Telesio a Cosenza, il Parrasio pure a Cosenza, il Gravina a Roggiano, Campanella a Stilo, Mattia Preti a Taverna, Galluppi a Tropea, Gemelli-Gareri a Taurianova, Guerrisi a Cittanova, Manfroce a Palmi, Cilea pure a Palmi, Alvaro a San Luca, Calogero a Melicuccà, Rito a Dinami…»

«Quando fu il giorno della Calabria Dio… donò a Stilo la Cattolica, a Rossano il Patirion, ancora a Rossano l’Evangeliario Purpureo, a San Marco Argentano la Torre Normanna, a Locri i Pinakes, ancora a Locri il Santuario di Persefone, a Santa Severina il Battistero a Rotonda, a Squillace il Tempio della Roccelletta, a Cosenza la Cattedrale, a Gerace pure la Cattedrale, a Crotone il Tempio di Hera Lacinia, a Mileto la zecca, pure a Mileto la Basilica della Trinità, a Santa Eufemia Lametia l’Abbaziale, a Tropea il Duomo, a San Giovanni in Fiore la Badia Florense, a Vibo la Chiesa di San Michele, a Nicotera il Castello, a Reggio il Tempio di Artemide Facellide, a Spezzano Albanese la necropoli della prima età del ferro…»

«Poi Dio distribuì i mesi e le stagioni alla Calabria. Per l’inverno concesse il sole, per la primavera il sole, per l’estate il sole, per l’autunno il sole. A gennaio diede la castagna, a febbraio la pignolata, a marzo la ricotta, ad aprile la focaccia con l’uovo, a maggio il pescespada, a giugno la ciliegia, a luglio il fico melenzano, ad agosto lo zibibbo, a settembre il fico d’India, a ottobre la mostarda, a novembre la noce, a dicembre l’arancia.

Volle che le madri fossero tenere, le mogli coraggiose, le figlie contegnose, i figli immaginosi, gli uomini autorevoli, i vecchi rispettati, i mendicanti protetti, gl’infelici aiutati, le persone fiere leali socievoli e ospitali, le bestie amate. Volle il mare sempre viola, la rosa sbocciante a dicembre, il cielo terso, le campagne fertili, le messi pingui, l’acqua abbondante, il clima mite, il profumo delle erbe inebriante…»

 

Le famiglie Rizza di Salvatore Lucio Giordano

 

 

Il cognome Rizza è ampiamente diffuso tra le famiglie che vivono oggi a Santa Severina, così come in altri comuni del marchesato, ad esempio  Policastro e Roccabernarda.

Il fatto che, ancora nei nostri giorni, le famiglie Rizza di Santa Severina vengono identificate con diversi sopranomi: i ”Sibbi”, i “Ceramidari”, i “Mulinari” mentre un altro gruppo familiare non ha soprannome, fa pensare alla appartenenza a diversi ceppi.

Questa supposizione è ampiamente documentata dalla ricostruzione di quattro diversi alberi genealogici, avvenuta attraverso catasti onciari, libri parrocchiali e registri comunali.

C’è una famiglia Rizza, che indicheremo come autoctona, presente nel catasto onciario del 1743, ma di cui si è potuto risalire le origini a partire dalla seconda metà del seicento. Questa famiglia che per diverse generazioni ha svolto la professione di salinitrari, è oggi indicata col sopranome “i Sibbi”.

Un secondo nucleo familiare arriva nel nostro paese a metà del settecento da Roccabernarda, quando Antonio Rizza figlio del magnifico Paolo e Giulia Guarano, prima del 1758 anno in cui muore a S. Severina sua madre, si stabilirà a S. Severina e nel 1771 sposerà Angela Mirante.

Un terzo gruppo che si stabilisce nella nostra comunità nella prima metà dell’ottocento, proviene da Policastro, quando Giuseppe Rizza sposa Grazia Mimmì, questa famiglia, per la professione svolta da alcuni componenti, è indicata col soprannome dei ceramidari.

Un quarto gruppo familiare si stabilisce nel nostro paese nella seconda metà dell’ottocento, indicato  col sopranome “i mulinari”, ha come capostipite  Gaetano Rizza, che proveniente da Scandale, sposerà nel 1873 Costanza Procopio. Naturalmente la professione di Gaetano era quella di  mulinaro.

 

La famiglia Rizza autoctona indicata col soprannome “i Sibbi”

L’etmologia del soprannome è sconosciuta, qualcuno la fa risalire ad un don Eusebio sacerdote, di cui non si è trovata traccia.

Questa famiglia è presente, al contrario delle altre, nel Catasto onciario  del 1743, dove si riporta che  Tommaso Rizza, di anni 69, viveva in casa propria con la moglie Faustina Sacco di 65 anni e 4 figli altre due: Petronilla e Rosa erano già sposate con Alessandro Sacco e Giuseppe Iona.

Tommaso Rizza (1674 - 21.7.1750) ed suoi i figli svolgevano la professione di salinitrari, abitavano in casa propria nella parrocchia S. Nicola dei Greci, possedevano un oliveto a Guttonieri,  2 somari ed erano tassati per 44 once dalle quali detraevano 4.2/3 di once, che pagavano come censo, sopra la casa all’Ospedale e sopra l’uliveto alla camera ducale. (1)

La produzione e l’estrazione del salnitro a Santa Severina  è ampiamente documentata (2) fin dal cinquecento, e veniva gestita come una sorta di appalto, visto l’uso del salnitro per realizzare la polvere da sparo.

Questa produzione come la piccola proprietà, produceva certamente un reddito che, per quei tempi, era tale da permettere ad un nucleo familiare una “posizione sociale”.  Nel settecento la distribuzione della proprietà, tolto quello che apparteneva al feudatario ed alla chiesa e suoi canonici, era tale che escluse alcune famoglie (i Faraldi, gli Infusino ed i Severini), chi svolgeva un mestiere o possedeva una piccola proprietà viveva decorosamente.

Il ruolo sociale della famiglia Rizza è evidenziato da un tragico avvenimento, la morte violenta del magnifico Marco Antonio vir Rosa Borrelli ucciso il 23.4.1759 da un suo servo “dù venentebat à S° Mauro in loco, que  vulgo dicitur la Conicella à suo famulo, qui nome erat Antonio Ungari, lapide occisus fuit, absolutione sub condizione accepit et sacru estreme unctionis santu monitus fuit a manu sacerdotis D. Francesco Marescalchi supradicta terra” e fu sepolto nella chiesa dell’Oratorio.

La professione di salnitrari verrà svolta per almeno tre  generazioni fino alla metà dell’ottocento. Infatti anche i figli Marco Antonio (1715 – 1759) e Nicola (1724 – 1773) vengono indicati come salnitrari.                 Le famiglie Rizza, indicate col soprannome “Sibbi”, che oggi sono presenti a Santa Severina discendono da Marco Antonio  figlio di  Tommaso.

Marco Antonio (1715 – 23.04.1759) sposato con Faustina Sacco aveva avuto 4 figli: tre femmine di cui una morirà all’età di 6 anni e delle altre Barbara sposerà Pasquale Riccio di Caccuri e Faustina sposerà don Vincenzo Procopio, mentre Tommaso (18.11.1753 - 18.03.1796) sposa Anna Rosa Procopio.

Tommaso avrà 7 figli 3 femmine di cui 2 moriranno in tenere età e la terza Maria che aveva sposato Francesco Sculco morirà al parto, dei figli maschi Marco Antonio (19.12.1780 – 05.07.1783) morirà a 3 anni mentre gli altri si sposeranno tutti: Leonardo (7.10.1789 - ?)  con Lucrezia   Iacometta; Giovanni (1.11.1792 - ?) con  Rosa Sculco; Domenico Antonio (12.11.1786 - ?) che, legionario e tavernaro, si sposerà 2 volte con Anastasia Iacometta e successivamente con Maria Sculco ed avrà 13 figli, di cui 7 dalla prima moglie e 6 dalla seconda.

Deodato (3.8.1839 - ? ) figlio della seconda moglie,  è l’avo della famiglia Rizza che oggi viene indicata con il sopranome di “Sibbi”.

Sposatosi con Maria Biafora ebbe 10 figli, di questi gli ultimi due: Tommaso e Raffaele sono quelli che hanno dato la discendenza a chi oggi vive a Santa Severina.

 

A Rizza Tommaso 1674 - 21.7.1750, salnitraro sposa Faustina Sacco nata il 1678 - 27.08.1745

  1. Petronilla                                   1713 – 25.09.1775            sposa Alessandro Sacco
  2. Rosa                                             1714 – 02.03.1760            sposa Giuseppe Iona
  3. Marco Antonio 1715 – 23.04.1759            sposa Rosa Borrelli
  4. Nicola                                          1724 – 04.11.1773            sposa Elisabetta Sculco
  5. Mattea                                        1728 -
  6. Pasquale                                     1731 – 13.04.1759

 

A.3 Rizza Marco Antonio 1715 – 23.4.1759  di Tommaso e Faustina Sacco, salnitraro   sposa il 1.6.1749   Rosa Borrelli ? –  4.10.1800

a)      Barbara Lucrezia              08.03.1750 -        ??                          sposa Pasquale Riccio il 30.3.1770 di Caccuri

b)     Angela Faustina 24.10.1751 - 17.01.1797 sposa don Vincenzo Procopio

c)       Tommaso Leo                  18.11.1753 - 18.03.1796 sposa Anna Rosa Procopio

d)     Caterina Margherita      31.12.1755 - 15.03.1761

 

 

A.3.c Rizza Tommaso 18.11.1753- 18.3.1796        di Marco Antonio e Rosa Borrelli, salnitraro sposa Anna Rosa Procopio 1762  - 29.8.1818, di Francesco e Santa Cancello, filatrice. Domiciliati in strada Mesovia

  1. Maria Margherita D.ca                  12.01.1777 – 30.09.1777
  2. Maria Rosaria Anastasia               29.10.1778 – 25.10.1809  al parto    sposa Francesco Sculco
  3. G.ppe Marco Antonio Blasio      19.12.1780 – 05.07.1783
  4. Barbara                                                               06.01.1784 – 08.06.1848               sposa Nicola Borghese
  5. Domenico Antonio V.nzo G.nni 12.11.1786                                       sposa Anastasia Iacometta

Vedovo sposa Maria Sculco 1828

  1. Leonardo Michele                          07.10.1789                                         sposa Lucrezia   Iacometta
  2. Giovanni Martino Santo              01.11.1792                                         sposa Rosa Sculco

A.3.c.5  Rizza Domenico Antonio 12.11.1786 - ?, di Tommaso e Anna Rosa Procopio,   (legionario,  commerciante,  tavernaro) sposa il 14.11.1808  Anastasia Iacometta 30.5.1792 - 4.2.1827, di Pasquale e  Anna Maria Casoppero. Domiciliati in strada Mesovia

  1. Rosa Felicia                                       12.10.1809 -                       sposa il 29.4.1827 Michele Serravalle                                                               .                                                                                                            vedova sposa il 30.4.1833 Carlo Sculco
  2. Tommaso                                           04.12.1811 - 8.3.1827
  3. Francesco Saverio                          28.01.1814
  4. Maria Giuseppa D.ca                    04.08.1816                            sposa il 14.10.1834 Gaetano Cianci
  5. Maria Teresa                                    20.06.1819
  6. Rosario P.quale Salvatore           19.09.1821 - 18.4.1834
  7. Vincenzo Pietro Sebastiano       22.05.1824

 

Rizza Domenico Antonio anni 42 , commerciante nato 12.11.1786 a santa Severina ivi domiciliato, di Tommaso ed Anna Rosa Procopio, vedovo di Anastasia Iacometta sposa il 13.4.1828  Maria  Sculco anni 27, nata (il 25.01.1802) e domiciliata a Santa Severina, fu Giacinto  massaro e fu Angela Marinelli furono domiciliati a Santa Severina.

  1. Anastasia, Carolina         10.03.1829 - 28.03.1829
  2. Carolina Venere              08.04.1831
  3. Francesco                          02.05.1835
  1. Pasquale                             17.07.1836
  2. Scipione Deodato 03.08.1839                                         sposa Maria Biafora
  3. Caterina Filomena          16.06.1843 – 02.03.1844

 

A.3.c.5. Rizza Diodato anni 24,bracciante nato a Santa Severina il 3.8.1839 e ivi domiciliato, fu Domenico Antonio e Maria Sculco sposa il 13.8.1863 Maria Biafora anni 16, nata e domiciliata a Santa Severina, di Francesco proprietario e Maria Teresa Grispa :

 

  1. Domenico                          12.10.1865
  2. Francesco                           05.06.1867
  3. Carolina                               19.07.1868
  4. Francesco                           27.01.1870
  5. Maria Teresa                     08.08.1871
  6. Tommaso                           17.09.1872
  7. Raffaele                              20.04.1875
  8. Angela Maria                     21.06.1877
  9. Tommaso 12.03.1886                                         sposa Teresa Cianci
  10. Raffaele 01.08.1888 – 03.05.1950               sposa Annina (Giuseppina) Panza

 

 

A.3.c.5.i. Rizza Tommaso nato a Santa Severina il 12.3.1886, di Diodato e Maria Biafora sposa il 6.10.1912            Teresa Cianci

 

  1. Maria                                   23.07.1915                                         sposa Biondi Salvatore
  2. Antonio                               05.09.1917
  3. Angelina                              09.10.1819                                         sposa Paolo De Fazio
  4. Annina                                 24.07.1924                                         sposa Pasquale Galasso
  5. Giuseppe                           02.10.1926
  6. Amalia                                  05.01.1932
  7. Vittoria                                15.05.1934                                         sposa Domenico Tigano
  8. Salvatore                            03.07.1837                                         sposa Anna Nocita

 

A.3.c.5.j  Rizza Raffaele 1.8.1888 – 3.5.1950 a Napoli, di Diodato e Maria Biafora sposa Annina Panza

  1. Caterina                              01.05.1907
  2. Antonio 04.07.1924 – 06.09.2002               sposa Giuseppina Bua
  3. Filomena                            08.07.1926                                         sposa Vincenzo Gerardi
  4. Giuseppina                        19.09.1928                                         sposa Vincenzo Marasco
  5. Giuseppe                           03.06.1930 – 06.04.2011
  6. Francesca                           04.05.1933

 

 

A.3.c.6  Rizza Leonardo 7.10.1789 - ? ,  di Tommaso e Anna Rosa Procopio, coltivatore sposa il 7.2.1815               Lucrezia   Iacometta 20.01. 1795  - ? ,  di Pasquale ed Anna Maria Casoppero. Domiciliati in strada Mesovia

  1. Gaspare Michele 29.12.1815 - 24.06.1828
  2. Pietro                                   04.10.1818
  3. Melchiorre Giuseppe 23.09.1820 - 25.07.1822
  4. Giuseppe                           23.01.1823 - 01.03.1823
  5. Paolo Luigi 19.05.1824 - 25.08.1830
  6. Raffaele; Tommaso        02.04.1827
  7. Annarosa                            06.11.1829 - 30.07.1832
  8. Antonio Michele             31.01.1832
  9. Lucia Teresa                      13.12.1834
  10. Nicola Luigi Santo            01.11.1837

 

A.3.c.7  Giovanni Rizza 1.11.1792 - ? , di Tommaso e Anna Rosa Procopio,  campagnolo coltivatore sposa il         4.12.1817 Rosa Sculco 4.11.1798  - ? ,fu Giacinto e Angela Marinella                                                                    domiciliato in strada Mesovia poi S. Maria Grande

  1. Giacinto Rosario              02.10.1818                                         sposa Raffaella Suranna
  2. Angela                                 30.07.1821
  3. Carmina Domenica         08.08.1824
  4. Anna Rosa Domenica    16.02.1828 - 8.8.1829                     gemella di Antonio
  5. Antonio                               16.02.1828                                         gemello di Anna Rosa
  6. Anastasia                            17.05.1831
  7. Giuseppe                           20.11.1835

 

A.3.c.7. Rizza Giacinto 02.10.1818 ? e Raffaella Suranna

  1. Maria Fortunata Filomena          13.08.1848 – 28.11.1860
  2. Maria Giuseppa Teresa                               08.05.1851 – 20.07.1851
  3. Maria Filomena                                               11.11.1852 – 25.01.1853
  4. Giovanni                                            26.11.1853
  5. Caterina                                             20.02.1856
  6. Rosa                                                     16.10.1858 - 31.12.1858
  7. Francesco                                          26.02.1860
  8. Pietro                                                  09.05.1861
  9. Maria Rosa                                       19.07.1862
  10. Michelina                                          06.05.1865
  11. Teresa                                                               26.01.1868
  12. Carmina                                              22.07.1870

 

A.4 Nicola Rizza  1724 - 09.12.1773 di Tommaso e Faustina Sacco, salnitraro  sposa Elisabetta Sculco di Scandale

  1. Rosa Anna Anastasia                     20.06.1754 – 06.09.1756
  2. Anna Anastasia Vittoria                                19.02.1757 – 04.12.1757
  3. V.nzo G.ppe Felice                         21.11.1758 – 02.01.1807               sposa Antonia Celia
  4. Teresa Saveria                                 06.22.1759 – 28.11.1765
  5. Caterina Perpetua Felicita           09.03.1763 – 15.09.1765
  6. Bartolomeo F.sco D.co                 25.08.1766 –
  7. Pantalone Pietro Salvatore        18.06.1771 - 28.12.1848 sposa Maria Rosa Ferraro

 

A.4.c Vincenzo Rizza  21.11.1758 -  02.01.1807    di Nicola ed Elisabetta Sculco, coltivatore salnitraro        sposa    Antonia Celia nata e morta a Strongoli

  1. Giovanni Stefano Nicola              18.01.1785
  2. Anastasia Teresa 09.09.1787 – 02.10.1844               sposa 17.08.1807 F.sco De Maria
  3. Anna Rosa 22.09.1789 – 04.05.1827               sposa 10.10.1813 D.co Di Maria
  4. Gaetano Antonio                            20.12.1794                                         sposa Anna Catanzaro                                                                                                                         vedovo sposa il 16.10.1823 Elisabetta Oliveti
  5. Faustina Fortunata                        21.01.1798 – 13.12.1844                 sposa 15.11.1818  Nicola De Maria

 

A.4.c.4 Rizza Gaetano 20.12.1794 - ? ,  di Vincenzo e Antonia Celia,  bracciale  sposa  Anna Maria          Catanzaro 5.1.1793 – 10.10.1822 ,di Tommaso e Gioconda Apa                                                                            domiciliato in strada Campo

  1. Michela Carmina Antonia            28.09.1822  - 05.10.1822

 

Rizza Gaetano Antonio 20.12.1794 - ?,  di Vincenzo e Antonia Celia, vedovo contadino sposa il 16.10.1823 Elisabetta Oliveti 1801 - ? , fu Giuseppe di Roccabernarda ed Anna Catanzaro. Domiciliato in strada Piazza

 

  1. Maria Antonia Anastasia              10.02.1825 - 03.10.1832
  2. Nicola; Santo Vincenzo                                 02.11.1827
  3. Antonia Anna Rosa                        18.09.1830                                          sposa Leonardo Scigliano
  4. Anastasia, Angela Maria              12.03.1833 - 20.9.1834
  5. Maria Aloisia                                     11.12.1835
  6. D.ca M. Filomena                            14.10.1838
  7. Teresa                                                 30.10.1844

A.4.g     Rizza Pietro 18.6.1771 – 28.12.1848 , di Nicola ed Elisabetta Sculco, zappatore   salnitraro  sposa il           14.4. 1803  Maria Rosa (Antonia) Ferraro 1782 - ? . Abitano in strada Piazza

  1. Antonio Giacinto Domenico      03.11.1800 -                                       sposa Domenica Clarà
  2. Francesco Giovanni Tommaso  18.12.1803
  3. Caterina                                             00.00.1804 - 25.01.1815
  4. Michele P.quale 10.09.1805 – 01.07.1828               salinitraro
  5. Michele V.nzo                                 15.03.1807 - 02.04.1807
  6. Elisabetta Eleonora n. ad Altilia 12.01.1809                                      sposa 20.12.1831 Domenico Buffone                                                                                                             vedova sposa il 21.7.1834 Francesco Morrone
  7. Giovanni Vincenzo 30.06.1812 – 08.08.1812
  8. Laura                                                   12.01.1814                                         sposa Gaetano Nicotera
  9. Nicola Giovanni                              01.10.1817                                         sposa Carmela Froio

 

A.4.g.1  Antonio Rizza 3.11.1800 - ?,  di Pietro e Maria Rosa Ferraro  sposa Domenica Clarà    1806  -?                                                                                                                                                                         contadino abita in strada Campo

  1. Caterina Anastasia                         25.04.1824
  2. Anastasia                                           12.11.1828

 

 

A.4.g.9. Nicola Rizza celibe anni 48, calzolaio nato a Santa Severina il 1.10.1817, fu Pietro nitraro e fu Maria       Rosa Ferraro sposa il 21.10.1865 Carmela Froio nubile anni 22 nata a Scandale fu Giuseppe Antonio                 fu domiciliato a Santa Severina e fu Teresa Arena domiciliata a Scandale

  1. Maria Rosa         18.12.1866
  2. Maria Rosa         25.09.1868
  3. Pietro                  25.03.1871 – 14.07.1947               sposa Maria Urso
  4. Antonio              22.02.1874 – 07.05.1933

 

La famiglia Rizza proveniente da Roccabernarda

Questa famiglia che al contrario delle altre non ha un sopranome, è quella del preside Paolo Rizza, e dei fratelli Domenico avvocato e Roberto geometra scomparsi da qualche anno.

Il loro capostipite fu Antonio Rizza (?? - 04.07.1784) , figlio del magnifico Paolo e Giulia Guarano, che proveniente da Roccabernarda si stabilirà a S. Severina prima del 1758 e nel 1771 sposerà Angela Mirante.

Nel catasto onciario del 1785 Antonio era già morto e come capofamiglia viene indicata la vedova Angela Mirante che, tassata per 31 once, possiede:

Un Giardino in Armo che gli rendono 3 ducati = on. 10

Un magazzino e 4 botteghe affittate che gli rendono 8 ducati dedotti il 4° restano 6 = on.  20

Seminato tomolate 3 che rendono on. 1

Dei 4 figli di Antonio due moriranno  in tenere età, mentra  Saveria la primogenita nata nel 1773 sposerà Gio Battista Severini, e Paolo sposerà Rosa Celia.

Di Paolo (11.9.1777 – 9.11.1820) si sa che fu bilanciere del fondaco, e viene indicato come civile e proprietario, dalla sua unione con la magnifica Rosa Celia nasceranno 9 figli, due moriranno in tenera età, due Domenico e Michele seguiranno la vocazione sacerdotale.

Degli altri 5 tre sono donne: Margherita, Teresa ed Angela. Margherita (8.1.1806 – 6.3.1839) sposerà Pasquale Borrelli dottore fisico e dalla loro unione nascerà Chiara che sposerà Domenico Giordano e Diodato Borrelli illustre medico. Margherità morirà al parto dell’ultima sua figlia, che prende il nome della madre, Margherita e sposerà un Oliveti di Roccabernarda.

Teresa (23.5.1808 – 15.7.1812) sposerà Vincenzo Bisciglia mentre Angela (23.2.1818 – 14.10.1883) morirà nubile.

Gli altri due figli sono Antonio e Giuseppe. Antonio (10.6.1799 – 3.3.1839) indicato come civile o proprietario sposerà   il 28.4.1819  Teresina Severini ed avranno 7 figli, 4 moriranno in tenera età, e gli altri sono donne: Maria (9.3.1820 – 15.8.1853) ed Angelica (30.10.1825 – 10.10.1903) che non sposeranno, e Teresa (1.7.1831 – 2.11.1903) che sposerà Alessandro Baldari, anche Teresa porta il nome della madre che era morta al parto.

Da Giuseppe (16.2.1802 - 26.11.1848) discendono le famiglia di Michele, Roberto e Paolo Rizza.  Giuseppe che fu sindaco e morirà a 46 anni si sposerà due volte con Maria Giuseppa Borghese e rimasto vedovo con Rosa Godano.

Dal primo matrimonio  nasceranno 3 figli: Alessandro che morirà in tenera età, di Diodato non si trovano notizie e Paolo, mentre dal secondo matrimonio nasceranno 2 figli Margherita (29.6.1839 – 5.5.1883) che sposerà Gaetano Fiodi ed Antonio (28.2.1841 – 27.7.1862) che morirà poco più che ventenne tragicamente, accoltellato a Napoli.

Della morte violenta di Antonio c’è la testimonianza di Diodato Borrrelli, che avendo ricevuto l’incarico di far riesumare la salma dalla zia Angelina, in una lettera comunica la nuova sistemazione della salma.

Paolo   (24.5.1830 – 26.1.1880), l’unico che avrà discendenza, fu consigliere comunale, indicato come proprietario sposerà Rosa Colucci di Cropani. Paolo e Rosa Colucci avranno 4 figli: Maria Gieseppa morirà nel primo anno di vita, Giuseppe (16.1.1866 – 10.7.1914) che sposerà Michelina Bisceglie che avrà 2 figli che moriranno in tenere età, ed i gemelli Domenico ed Antonio. Domenico (25.1.1867) che fu consigliere comunale e non si sposerà, mentre  Antonio (25.1.1867 – 31.12.1913) sposerà Chiara Laino ed avrà 5 figli: Paolo, Carmelita, i gemelli Roberto e Michele e Giuditta.

 

B. Rizza mag. Paolo ?? - ?? delle di terre Roccabernarda sposa Giulia Guarano ?? - 31.05.1758

  1. 1. Domenico Antonio ?? - 04.07.1784 sposa Angela Mirante

 

B.1 Domenico Antonio Rizza ?? - 4.7.1784, di Paolo e Giulia Guarano, (legionario, civile) sposa il 24.1.1771  Angela Mirante 7.5.1753 – 30.10.1819    di Emanuele e Cecilia Parisi

  1. Saveria Lucrezia Maria F.sca            19.1.1773                                        sposa il 20.1.1803  Severini Gio. Battista
  2. Anna Maria Teresa                        31.12.1774 – 16.10.1775
  3. Paolo Michele Nicola                    11.09.1777 – 09.11.1820               sposa Rosa Celia
  4. Cecilia Anna Rosa Maddalena   25.03.1780 – 27.04.1781              

 

Catasto onciario 1785:

Magnifica Angela Mirante vedova

Possiede

Un Giardino in Armo che gli rendono    3                                                                            on.         10

Un magazzino e 4 botteghe affittate che gli rendono 8 dedotti il 4° restano 6    on.         20

Semina tomolate 3                                                                                                                      on.            1                                                                                                                                             totale   on.          31

 

B.1.c      Rizza mag. Paolo 11.9.1777 – 9.11.1820, di don Antonio e fu Angela Mirante, civile bilanciere del           Fondaco proprietario,  sposa mag. Rosa Celia 1.09.1781 – 4.6.1855, di Antonio e Margherita        Carnevale.                                                                                                                                                                      Domiciliati in strada Piazza

  1. Antonio 10.06.1799 – 03.03.1839               sposa Teresina Severini
  2. Giuseppe Domenico Raffaele   16.02.1802 – 26.11.1848               sposa Maria Giuseppa Borghese                                                                                                                           vedovo sposa Rosa Godano
  3. Luigi Gio D.co Gaetano                 24.12.1803 – 26.12.1843               sacerdote
  4. Maria Teresa Margherita 08.01.1806 – 06.03.1839               sposa Pasquale Borrelli
  5. Maria Teresa 23.05.1808 – 15.07.1812
  6. Michele                                              10.11.1810 – 26.02.1899               sacerdote
  7. Pietro Francesco Nicola                               23.04.1813 – 20.09.1814               (all’atto di morte è registrato Francesco).
  8. Maria Francesca Teresa Anton  28.02.1815 – 22.08.1876               Bisceglie Vincenzo
  9. Angela                                                 23.02.1818 – 14.10.1883               nubile

 

 

 

B.1.c.1  Rizza don Antonio 10.6.1799 – 3.3.1839  di Paolo e donna Rosa Celia, civile  proprietario sposa il              28.4.1819   Teresina Severini 17.2.1805- 1.7.1831 fu Ferdinando e Angelica Assante, morirà  al        parto. Domiciliati in strada Piazza

  1. Vennera Maria Carolina               09.03.1820 – 15.08.1853
  2. Paolo                                                   31.08.1821 – 18.09.1821
  3. Paolo Gio Battista                           12.02.1823 – 17.02.1823
  4. Angelica Anastasia                         30.10.1825 – 10.10.1903
  5. Salvatore Pasquale Vincenzo     05.01.1828 – 09.08.1829
  6. Anastasia Raffaella                         02.11.1829 – 04.11.1834
  7. Teresa Luigia                                     01.07.1831 – 02.11.1903               sposa Alessandro Baldari

 

 

B.1.c.2  Rizza don Giuseppe 16.2.1802 - 26.11.1848,  di Paolo e Rosa Celia, civile proprietario fu sindaco,              sposa Maria Giuseppa Borghese 28.01.1809               di Nicola e Barbara Rizza.                                                            Domiciliati in strada Piazza

  1. a. Paolo Deodato                                24.05.1830 – 26.01.1880               sposa Carmela Colucci
  2. b. Alassandro Domenico                   09.02.1832 – 28.12.1832
  3. c. Diodato Vincenzo Maria              26.03.1834  -       ??

 

Rizza Giuseppe vedovo sposa il 12.6.1838 Rosa Godano nata a Santa Severina il 7.5.1813 di Michele     e donna Antonia Cordua

  1. Margherita                        29.06.1839 – 05.05.1883               sposa Gaetano Fiodi
  2. Antonio                               28.02.1841 – 27.07.1862               studente viene ucciso a Napoli

 

B.1.c.2.a.   Rizza Paolo 24.5.1830 – 26.1.1880, di Giuseppe e Maria Giuseppa Borghese, proprietario      consigliere comunale, sposa Carmela Colucci 1831 – 6.7.1879 di Francesco proprietario e Luigia             Gregorace di Cropani

  1. Giuseppe 16.01.1866 – 10.07.1914               Michelina Bisciglia
  2. Antonio 25.01.1867 – 31.12.1913               sposa Chiara Laino
  3. Domenico                          25.01.1867 -                                       celibe
  4. Maria Giuseppa               22.07.1870 – 08.03.1871

 

B.1.c.2.a.1 Rizza Giuseppe 16.1.1866 – 10.7.1914, di Paolo e Carmela Colucci, sposa Michelina Bisciglia

  1. Michele                              25.12.1884 – 06.12.1886
  2. Paolo                                   15.09.1892 – 06.08.1892

 

B.1.c.2.a.2 Rizza Antonio 25.01.1867 – 31.12.1913,           di Paolo e Carmela Colucci, perito geometra sposa         Chiara Laino di Crotone                                                                                                                                                                           abitano in via Garibaldi

  1. Paolo    n. a Crotone 01.10.1898                                         sposa Olga Giordano
  2. Carmelita n. a Crotone 00.00.1901 – 22.09.1918               nubile
  3. Roberto                                              12.10.1904                                         sposa  Giuseppina Tigano
  4. Michele Domenico 12.10.1904                          sposa Anastasia Candelieri
  5. Giuditta

 

B.1.c.2.a.1.a Paolo Rizza nato a Crotone il 1.10.1898 di Antonio e Chiara Laino sposa Olga Giordano

  1. Antonio                                              02.01.1934
  2. Carmeliata                                         02.01.1936
  3. Giuseppe                                           24.10.1937
  4. Domenico Antonio G.ppe           26.12.1941
  5. Giuditta                                              21.01.1946
  6. Paola                                                   08/12/1950

B.1.c.2.a.1.c. Roberto Rizza nato a Santa Severina il 12.10.1904 - ?,  di Antonio e Chiara Laino, geometra              sposa  Giuseppina Tigano

1.      Valerio

 

B.1.c.2.a.1.d. Domenico (Michele all’atto di nascita) Rizza nato a Santa Severina il 12.10.1904 - ?,  di      Antonio e Chiara Laino, Avvicato sposa Candelieri

 

  1. 1. Anna Maria
  2. 2. Luciana
  3. 3. Gianna

 

 

 

La famiglia Rizza detta dei ” Ceramidari”

 

La famiglia Rizza, indicata col sopranome “Ceramidari” si stabilisce a Santa Severina all’inizio dell’ottocento quando Vincenzo Rizza, indicato come vaticale, e Teresa Scarpiniti provenienti da Policastro si stabiliscono nel nostra paese. In realtà Paola la prima figlia era nata a Strongoli, forse paese di origine della madre.

 

Il secondo figlio Giuseppe (1807 - ?) si sposerà con Grazia Mimmì (28.03.1815 - ?) ed avrà sei figli: 2 femmine di cui Teresa (25.10.1831 – 19.09.1834) morirà in tenere età, mentre di Maria (4.9.1834 -?) non si hanno notizie, dei 4 figli maschi 2 moriranno anche loro in giovane età, mentre di Francesco (30.12.1840 - ?) non si hanno notizie e Vincenzo (28.3.1843 – 2.12.1901) si sposerà più volte ed avrà 9 figli: tre dalla prima moglie (Maria Iacometta), sei dalla terza (Maria Andali),  mentre dalla seconda nessuno.

 

Dei figli di Vincenzo quelli che avranno prole sono: Francesco (17.10.1868 – 5.10.1950) figlio della prima moglie Maria Iacometta che sposerà Domenica Verzino (1.5.1872 – 22.7.1951); e Salvatore che sposerà Angela Cosco.

I discendenti di Francesco e Salvatore sono i Rizza appartenenti ai “ceramidari” che nel presente e nel recente passato vivono ed hanno vissuto a Santa Severina, prima di disperdersi non solo per l’Italia ma anche all’estero in Argentina.

Il soprannome di Ceramidari deriva dalla professione di Salvatore (25.12.1892 – 22.4.1971) figlio di Francesco e Domenica Verzino che ebbe una fornace e produceva mattoni e ceramidi.

 

 

C. Rizza Vincenzo vaticale di Strongoli   sposa Teresa Scarpiniti 1758 di Strongoli domiciliati in strada Piazza

  1. Paola nata a Strongoli 1799 – 10.03.1827            sposa il 13.12.1818 Tommaso Apa
  2. Giuseppe n. Policastro 1807                                      sposa Grazia Mimmi

 

 

C.2 Rizza Giuseppe contadino nato a Policastro il  1807 domiciliato a S. Severina,fu Vincenzo e fu Teresa Scarpiniti  di Strongoli  sposa il 8.6.1830  Grazia Mimmì nata a Santa Severina il 28.03.1815 fu Francesco e fu Maria Nocita  vedova di Giuseppe Taverna

 

  1. Anastasia Teresa 25.10.1831 – 19.09.1834
  2. Maria                                   04.09.1834
  3. Vincenzo                            00.00.1836 – 23.07.1840
  4. Francesco                           30.12.1840
  5. Vincenzo Antonio           28.03.1843 – 02.12.1901               sposa Maria Iacometta
  6. Antonio Salvatore           23.11.1846 – 13.11.1860

 

C.2.c. Rizza  Vincenzo (28.3.1843 – 2.12.1901) fu Giuseppe e Grazia Mimmi sposa il 24.12.1864 Maria Iacometta di Giuseppe e Teresa Belcastro.

  1. Giuseppe                           04.02.1866
  2. Domenico Francesco 17.10.1868  - 05.10.1950               sposa Verzino Domenica
  3. Giuseppe                           19.04.1873

 

 

Rizza Vincenzo (28.3.1843 – 2.12.1901) anni 32, fu Giuseppe e Grazia Mimmì vedovo di Maria Iacometta bracciante sposa il 17.6.1875 Filomena (Angela Maria) Bomparola anni 23, di Leonardo e  Vittoria Cianci

 

Rizza Vincenzo (28.3.1843 – 2.12.1901)  vedovo di Angela Maria Bomparola  sposa Andali Maria

  1. Anastasia                            05.06.1886
  2. Salvatore 01.10.1887                                         sposa Angelina Cosco
  3. Carmela                              10.04.1890
  4. Antonio                               28.12.1892 – 08.09.1936               ciabattino, mendicante muore a CZ
  5. Carolina                               13.12.1893
  6. Anastasia                            29.10.1896                                         sposa Domenico Barone

 

C.2.c.2. Rizza Francesco ( 17.10.1868 – 5.10.1950) nato a Santa Severina ivi domiciliato, di Vincenzo e   Maria Iacometta sposa Domenica Verzino (1.5.1872 – 22.7.1951)  nata a Santa Severina di Angelo            e Filomena D’Alfonso.

  1. Vincenzo Natale Salvatore 25.12.1892 – 22.04.1971        De Fazio Rosina                                                                                                                                                                          vedovo sposa Annina Chiodo
  2. Vincenzo                            04.04.1895                                         Petrone Erminia
  3. Michele 04.05.1898                                         sposa Annina Cianci
  4. Anastasia                            14.11.1909
  5. Luigi                                      28.10.1913

 

C.2.c.2.a. Vincenzo Natale Salvatore (25.12.1892 – 22.4.1971) fornaciaro, di Francesco e Domenica Verzino      sposa il 18.9.1921   De Fazio Rosina

  1. Domenica                           06.07.1922                          sposa Salvatore Coricello
  2. Giuseppina                        10.09.1924
  3. Francesco 18.01.1926                          sposa Maria Lonetto il 17.01.1947
  4. Antonio                               04.12.1927                          sposa Elvira Arabia
  5. Vincenzo                            10.07.1929                          sposa Carmela Galasso

 

C.2.c.2.a.3  Rizza Francesco nato a Santa Severina il 18.1.1926, di Salvatore Vincenzo e Rosina De Fazio                sposa Maria Lonetto

  1. Vincenzo                                            25.05.1952
  2. Antonio                                              04.02.1955
  3. Anna Maria nata a Kr                     17.01.1958

 

C.2.c.2.a.4   Rizza Antonio nato a Santa Severina il 4.12.1927, di Salvatore Vincenzo e Rosina De Fazio sposa      Elvira Arabia

  1. Domenico                                          14.07.1955

 

C.2.c.2.a.5 Rizza Vincenzo nato a Santa Severina il 10.7.1929 di Salvatore Vincenzo e Rosina De Fazio sposa       Carmela Galasso

a.   Gino                                                     30.09.1950

 

C.2.c.2.c  Rizza Michele (4.5.1898 - ?) di Francesco e Domenica Verzino sposa Annina Cianci

  1. Francesco                                          08.01.1931
  2. Domenico                                          15.01.1932
  3. Giuseppe                                           30.11.1933
  4. Antonio                                              01.03.1935
  5. Vincenzo                                            24.09.1938
  6. Liberata Italia Vittoria                    20.01.1942
  7. Caterina                                              22.11.1943
  8. Giuliano                                              19.11.1945
  9. Salvatore                                            27.05.1948

10. Alfredo                                                               24.08.1950

11. Erminia                                                19.04.1953

 

C.2.c.5. Rizza Salvatore nato il 1.10.1887- 10.02.1975 a Santa Severina e ivi domiciliato, di Vincenzo ed Andali   Maria , sposa il 6.3.1918 Angelina Cosco

 

  1. Vincenzo                            27.01.1922 – 07.05.1938               muore per spasmo laringeo
  2. Dionigi                                  05.06.1925 – 18.02.1975               sposa Maria Biafora

 

C.2.c.5.a Rizza Dionigi nato  a Santa Severina (5.6.1925 – 18.2.1975), di Salvatore e Angelina Cosco sposa il Biafora Maria

  1. Vincenzo
  2. Salvatore
  3. Angelina
  4. Rosanna
  5. Franca

 

La famiglia Rizza detta dei “mulinari”

Il capostipite della famiglia e Gaetano nativo di Scandale di professione mugnaio che nel 1873 sposa Costanza Procopio. Gaetano ebbe 7 figli: 5 femmine e 2 maschi dei maschi Giuseppe  (20.1.1884 – 9.1.1949) sposa Maria Squillace

  1. D. Rizza Gaetano mugnaio di Scandale sposa 26.10.1873 Costanza  Procopio
    1. Antonio                                  20.06.1875
    2. 2. Maria Teresa                        03.03.1877 *
    3. Teresa                                     22.02.1879
    4. Giuseppe 20.01.1884 – 09.01.1949               Squillace Maria
    5. Teresa Francesca Maria   00.00.1886 sposa il 18.10.18910 Luigi Carmelo Caputo di Rocco di belvedere
    6. Angela                                    08.11.1889
    7. Filomena                                               06.03.1894                                         sposa Nicola Bomparola

 

D.4.  Rizza Giuseppe (20.1.1884 – 09.1.1949) di Gaetano e Costanza Procopio mugnaio                sposa Maria       Squillace

  1. Gaetano 15.02.1909 –                                      Rosa Ingarozza
  2. Anastasia                               30.10.1912                                         Antonio Verzino
  3. Vincenzo 02.08.1914                                         Angelina Mirante
  4. Giuseppina                           21.08.1918 – 16.05.2012               Antonio Marraieni
  5. Giuseppe 19.01.1922                                         Antonietta Bomparola

 

D.4.a  Rizza Gaetano (15.2.1909 - ? ) mugnaio, di Giuseppe e Maria Squillace  sposa Rosa Ingarozza nata il 21.9.1914

  1. Maria                       17.11.1932
  2. Giuseppina           18.10.1933
  3. Giuseppe                              29.03.1935
  4. Antonia                  24.03.1937
  5. Carmelita               10.03.1940

 

D.4.c Rizza Vincenzo 2.8.1914 - ? mugnaio, di Giuseppe e Maria Squillace sposa  Angelina Mirante

  1. Annina Maria Giuseppa   16.12.1944
  2. Giuseppe                                              30.01.1946
  3. Antonietta             nat a Kr                               13.04.1951                                         sposa Nino Amelio

 

D.4.e  Rizza Giuseppe nato a Santa Severina  (19.01.1922 - ?) di Giuseppe e Maria Squillace sposa          Antonietta Bomparola

  1. Vincenzo

1 catasto onciario 1743 numero 96 dei fuochi cittadini

2 La Provincia KR nr. 04-06/2009 di Andrea Pesavento

Ultimo aggiornamento (Venerdì 25 Ottobre 2013 16:40)